Arte Preistorica (2.500.000-600 a.C) 

04.02.2021

Che Cos'è la PREISTORIA ? 

La Preistoria, termine che significa "prima della storia",  va dalla comparsa dell'uomo sulla terra, 4,5 milioni di anni fa, all'invenzione della scrittura, circa 5000 anni fa, momento in cui si comincia a parlare di "Storia". I primi oggetti lavorati dell'uomo risalgono a meno di 2 milioni di anni fa quando ha inizio l'Eta della pietra

Questo periodo si divide in:

PALEOLITICO.          Da 1.800.000 A 10.000 a.C 

MESOLITICO.           Da 8.000 a 6.000 a.C 

NEOLITICO.              Da 6.000 a 4.000 a:C 

ETÀ DEI METALLI.   Da 4.000 a 500 a.C (già oltre la preistoria). 

Dal greco palaiòs (vecchio) e lithos (pietra), il Paleolitico è l'età della pietra antica. Gli Uomini vivono nelle caverne e si procurano il cibo cacciando e raccogliendo vegetali selvatici (cacciatore- raccoglitore). 
Realizzano degli utensili in pietra scheggiando un pezzo di selce con altre pietre più dure. Fabbricano i cosidetti "chopper" usati come arma o per tagliare carni e raschiare pelli. 
In seguito le pietre verranno scheggiate su entrambi i lati realizzando l'amigdala (un'ascia a mano a forma di grossa mandorla, detta anche bifacciale), incidendovi poi dei segni geometrici per affermare il possesso. 
È la prima produzione artistica dell'uomo. 


IL PALEOLITICO 

Dal greco palaiòs (vecchio) e lithos (pietra), il Paleolitico è l'età della pietra antica. Gli Uomini vivono nelle caverne e si procurano il cibo cacciando e raccogliendo vegetali selvatici (cacciatore- raccoglitore). 
Realizzano degli utensili in pietra scheggiando un pezzo di selce con altre pietre più dure. Fabbricano i cosidetti "chopper" usati come arma o per tagliare carni e raschiare pelli. 
In seguito le pietre verranno scheggiate su entrambi i lati realizzando l'amigdala (un'ascia a mano a forma di grossa mandorla, detta anche bifacciale), incidendovi poi dei segni geometrici per affermare il possesso. 
È la prima produzione artistica dell'uomo. 


Verso la fine del Paleolitico nasce l'Arte Rupestre.

 Col termine "Arte rupestre" vengono designate le incisioni e le pitture, d'epoca storica o preistorica, eseguite sulle pareti rocciose. Il termine "Arte" è un po' ingannevole perché, spesso, queste opere non hanno niente d'artistico nè trasmettono alcuna sensazione universale. Ma, indipendentemente dal loro contenuto artistico, queste immagini hanno una grande importanza per gli storici, gli studiosi di preistoria e per gli antropologi che cercano di datarle e di scoprirne le motivazioni. Le testimonianze più belle finora rinvenute sono quelle delle zone mediterranee d'Europa: Grotte di Altamira in Spagna, Lascaux in Francia, in Liguria la Grotta dei Genovesi nell'Isola di Evanzo, in Sicilia la Grotta dell'Addaura e Grotta di Niscemi sul Monte Pellegrino, presso Palermo. Le pitture e i graffiti paleolitici variano da luogo a luogo, ma sembrano accomunate da una  valenza religiosa o magica. Probabilmente erano legati a particolari riti propiziatori. Comunque, per quelle prime comunità, la pittura aveva senz'altro un forte potere di suggestione, e poteva apparire come una pratica quasi divina, e l'artista doveva essere considerato come dotato di poteri particolari, poichè fungeva da tramite tra l'entità divina e gli uomini. Il primo soggetto rappresentato è l'impronta della mano: forse si tratta di un segnale di riconoscimento o di presenza umana, quasi per dire: "io sono qui" e permettere di riconoscere un luogo frequentato o sacro. Poi, soggetto quasi esclusivo di quest'arte fortemente naturalistica sono gli animali: fonte di sostentamento e sopravvivenza. Troviamo: bisonti, cervi, renne, cavalli, pachidermi. Spesso su queste figure si trovano segni di colpi effettuati sulla roccia o disegni di frecce e mutilazioni. Sembra che si tratti di uccisioni simboliche all'interno di qualche rito per propiziarzi la buona riuscita della caccia. Secondo alcuni studiosi con la stessa rappresentazione o l'uccisione in effigie, probabilmente gli uomini del Paleolitico ritenevano di poter catturare lo spirito dell'animale, prima ancora di effettuare la caccia vera e propria. Inoltre, visto che i colpi e le frecce corrispondono sempre ai punti più vulnerabili dell'animale, sembrano avere anche una funzione didattica come per insegnare ai più giovani dove colpire, poichè una animale ferito è piuttosto pericoloso. Sono infatti significativi il forte realismo delle immagini, le grandi dimensioni, e lo sfruttamento delle sporgenze e rotondità delle rocce per sottolineare i volumi anatomici degli animali.  Le figure umane sono più rare, ma compaiono in scene di caccia, di lotta o in situazioni rituali. Accanto ai soggetti naturalistici esistono numerosi soggetti astratti di più difficile comprensione e i cui significati sono ancora in gran parte sconosciuti.

Nel Paleolitico le figure umane sono molto rare: l'unica eccezione è costituita dalle figure di Venere o Grande Madre. 

Una delle più note è la Venere di Willendorf.  La Venere di Willendorf è la più famosa delle veneri paleolitiche, si può considerare il più antico capolavoro della storia della scultura. È stata trovata in Austria ed è conservata al Museo di Storia naturale di Vienna. È databile tra 40.000 e 15.000 a. C. Ciò che colpisce di più è la deformazione-esagerazione dell'anatomia. Le forme del corpo sono molto esagerate, e nell'insieme ha un aspetto molto solido, pieno, massiccio.  La lavorazione denota una grande attenzione e accentuazione soprattutto di alcune parti, come il sesso, il seno, i glutei, il ventre. Altre parti sono trascurate o mancano del tutto: non ci sono i piedi, le braccia sono appena accennate e raccolte sopra al seno, le mani sono appena scalfite, manca la faccia.

La parte più rifinita e curata è la capigliatura, che sorprende per la sua perfezione: i riccioli sono resi da questi nodi, regolari, distanziati da piccoli fori tra l'uno e l'altro e creano un effetto decorativo.

La cura e l'attenzione esecutiva oltre a determinare la preziosità, l'alta qualità dell'opera per noi, sottolineano l'importanza di questo oggetto per la cultura che l'ha prodotto, è chiaro che doveva avere un particolare valore.
Ma è anche evidente che quello che viene rappresentato non è una donna, ma un'immagine simbolica della maternità in senso astratto. Per questo manca la faccia, perchè non si riferisce a una donna, anche generica, ma vuole essere un'immagine concettualizzata della fecondità, intesa come capacità procreativa, e vigoria fisica.
Queste qualità rappresentano i valori principali della civiltà del Paleolitico, che viveva in condizioni di sopravvivenza molto difficili. La possibilità di procreare, era probabilmente un valore sacro, visto come una possibilità di vivere attraverso i figli, oltre la morte.

IL NEOLITICO 

Il Neolitico è il periodo preistorico che fa seguito al Mesolitico e termina con l'età dei metalli. Si contraddistingue per le notevoli innovazioni litotecniche, per l'uso della levigatura nella lavorazione della pietra, ma soprattutto per i sostanziali mutamenti nel modo di vivere dell'uomo. Il più importante di questi mutamenti è costituito dal passaggio da un'economia basata principalmente sulla caccia e la raccolta, ad un tipo di economia produttiva basata sull'agricoltura e l'allevamento degli animali. Infatti, intorno alla metà dell'VIII millennio a.C.si giunse alla coltivazione di cereali in una vasta zona compresa tra l'Anatolia orientale, il nord dell'Irak, la Palestina e l'ovest dell'Iran. Tra gli animali, la prima ad essere addomesticata fu la pecora intorno al 9.000 a.C, il maiale agli inizi del VII millennio a.C., il bue risultava già presente come animale domestico alla metà del VII secolo a.C. nella regione della Tessaglia. Tra il VII ed il VI millennio, queste innovazioni raggiungono anche lRsquo; Africa del nord iniziando a diffondersi anche in Europa. 
Nelle epoche precedenti e anche successive al Neolitico, i contenitori necessari alla vita quotidiana, venivano generalmente costruiti con materiali deperibili quali legno, vimini, pelle, ecc. Purtroppo, solo eccezionalmente ed in condizioni territoriali particolari possono essere rinvenuti durante gli scavi oggetti prodotti con questi materiali. Con l'invenzione della ceramica avvenuta nel Neolitico, e grazie alla resistenza di questo tipo di materiale, viene consentito di seguire l'evoluzione, gli scambi, i gusti e le mode degli uomini vissuti in quel periodo. La ceramica costituisce infatti il miglior strumento per riconoscere e suddividere le varie culture neolitiche. Gli insediamenti assumono dimensioni sempre maggiori e divengono più stabili. Per ricavare maggiori porzioni di terreni coltivabili in zone boschive, si procedeva con il disboscamento tramite lRsquo;incendio di una parte di bosco. Le prime piante commestibili coltivate nel Neolitico furono il grano, il miglio, l'orzo e in epoca successiva le fave, i piselli, le lenticchie ed il lino. Inizialmente per la semina si usava praticare dei fori sul terreno utilizzando delle zappe realizzate in pietra o in corno e, successivamente con i primi tipi di rudimentali aratri. Per mietere venivano adoperati dei falcetti composti da un supporto in legno nel quale erano inserite una serie di lamette di selce. I semi ricavati dalla trebbiatura, venivano successivamente frantumati utilizzando macine in pietra e pestelli, divenuti utili indicatori della pratica agricola. Parte del tempo veniva dedicata all'accudimento degli animali, all'edificazione e alla costruzione delle capanne, oppure al confezionamento degli abiti in pelle. La tessitura della lana e delle fibre di lino è testimoniata dal ritrovamento di fusaiole e pesi da telaio, che comparvero solo sul finire del Neolitico. Nello stesso periodo apparirono le asce levigate; esse erano ottenute da ciotoli in pietra verde levigata con sabbia e acqua al fine di ottenere un lato tagliente. La selce con la quale venivano fabbricati gli utensili da taglio proveniva molto spesso da luoghi situati lontano dagli abitati. Ciò fa pensare che molto probabilmente esistevano dei gruppi di cavatori che si dedicavano esclusivamente all'estrazione ed al commercio di questa materia prima. A partire dal V millennio a.C. si sviluppa il commercio dell'ossidiana, un materiale estremamente prezioso in quel periodo e dal quale si ricavavano lame estremamente taglienti. Questo vetro vulcanico veniva estratto da giacimenti presenti solo in poche isole : le Eolie, la Sardegna, l'isola di Pantelleria e Ponza nell'attuale territorio italiano e sull'isola greca di Melos in Egeo.
Nel Neolitico più recente il corpo veniva deposto in una specie di cassa realizzata con lastre di pietra o in una fossa delimitata da pietre disposte in circolo. La struttura degli abitati neolitici mostrano notevoli diversità dovute, oltre che dal tipo di organizzazione socioeconomica dell'insediamento, anche dalle condizioni ambientali e geomorfologiche del sito prescelto. Nell'Italia settentrionale solitamente le comunità erano composte di pochi elementi, mentre nel centro e nel sud erano più numerosi. Solitamente, in pianura venivano scelti i terreni più elevati al fine di permettere un più veloce scorrimento delle acque piovane sia dal centro abitato che dai campi coltivati. Il Neolitico Medio segna la nascita della cultura detta dei Vasi a Bocca Quadrata, intorno al IV millennio a.C., che ha il proprio sviluppo in tutte le regioni dell'Italia settentrionale. Sulla base dei diversi stili e delle decorazioni della ceramica, essa viene suddivisa in tre fasi cronologiche: l'Antica, che presenta decorazioni graffite o leggermente incise; la Media, con decorazione excise con motivi a spirali e meandri; la Finale, con decorazioni impresse e incise. Quest'ultima fase è limitata unicamente all'est della Lombardia, e al Triveneto, mentre le altre regioni settentrionali sono ormai interessate ad una nuova fase culturale detta Cultura della Lagozza. Considerata di provenienza occidentale per via delle affinità con le contemporanee culture sviluppatesi in Francia ed in Svizzera, viene inquadrata cronologicamente nel Neolitico Superiore. I caratteristici vasi in ceramica levigata di colore nero lucido, sono spesso privi di anse e talvolta dotati di prese a tubercoli forati. Làaffermarsi di questa cultura coincide con i primi secoli del III millennio a.C. e la sua durata varia a seconda delle zone di espansione. 

STONEHENGE

Il sito di Stonehenge, che si trova in Inghilterra nei pressi di Amesbury, nello Wilthshire a circa 13 km a nord-ovest di Salisbury, ha origini neolitiche e rappresenta il più famoso ed imponente circolo di pietra europeo (cromlech, nell'originaria lingua bretone). Il magico luogo si compone di grosse pietre erette in posizione circolare, ben note come "megaliti", in alcuni casi sovrastate da grandi elementi disposti in maniera orizzontale. Non tutti sanno che la disposizione attuale delle pietre risale ad alcuni lavori di ricostruzione attuati all'inizio del ventesimo secolo e che si ipotizza soltanto che l'odierno allineamento riproduca in maniera fedele quello originario dell'antichità. Come vedremo in seguito, per la particolare disposizione dei megaliti, una buona parte degli studiosi ritiene che esso costituisca un rudimentale osservatorio astronomico, assumendo una particolare posizione nel giorno del solstizio d'estate. In tale contesto, il reale utilizzo del sito in epoca preistorica è tuttora dibattuto.
Il cerchio di Stonehenge è stato aggiunto alla lista dei patrimoni dell'umanità UNESCO nel 1986 ed è diventato uno dei luoghi del turismo di massa, rappresentando altresì un posto di pellegrinaggio per molti seguaci dei culti new age, come il cosiddetto "Celtismo", il "Druidismo", la "Wicca" ed altre dottrine neopagane. Nell'epoca hippy o dei "figli dei fiori", fu scelto come base per svolgere un festival a tema musicale (tra il 1972 ed il 1984). Tuttavia, a causa dei violenti scontri che ci furono tra la polizia ed un gruppo di manifestanti, durante l'ultima edizione del festival, la manifestazione fu abolita dal governo britannico. Il predetto episodio è conosciuto come la "battaglia di Beanfield".
Per quanto riguarda l'etimologia del termine, esso deriva da hang (sospendere, con riferimento agli architravi) e da stone (pietra) traducibile, pertanto, in maniera letterale con l'espressione "pietra sospesa". I riferimenti storici al sito potrebbero risalire al I secolo a.C., e precisamente allo scrittore greco Diodoro Siculo, che ne farebbe riferimento nella sua opera "Bibliotheca historica". L'autore ellenista racconta di "una magnifica zona sacra ad Apollo come tempio notevole adornato con molte offerte votive di forma sferica", collocato oltre la terra dei Galli nell'isola chiamata "Hyperborea". Per gli storici si trattava della Gran Bretagna, mentre il tempio a forma sferica probabilmente era un'indicazione del sito di Stonehenge, seppure trasfigurato nella religiosità classica, con il riferimento al dio Apollo. Alcuni storici locali, invece, hanno sostenuto che la menzione di Diodoro Siculo potesse essere rivolta al vicino "campo di Vespasiano", in quanto le reali caratteristiche di Stonehenge e del suo circondario erano alquanto diverse dalla sua descrizione. 

La più interessante e celebre ricostruzione sulle origini del sito rimane, tuttavia, quella dello scienziato e filosofo Isaac Newton, in considerazione, soprattutto, dell'autorevolezza del personaggio. Secondo Newton, la disposizione delle pietre di Stonehenge avrebbe rievocato, in maniera simbolica, la configurazione eliocentrica del nostro sistema solare, nonché la sua soggezione alle leggi gravitazionali. Inoltre, i costruttori del sito si sarebbero ispirati alla struttura del tempio di Gerusalemme, con la sconvolgente conclusione che essi potessero essere identificati con gli eredi dei patriarchi biblici, depositari di un'antica conoscenza scientifica, per ammissione dello stesso Newton, soltanto riscoperta nell'età moderna.

Con l'utilizzo della datazione radiocarbonica, è emerso che l'elaborazione del monumento sia stata iniziata intorno al 3.100 a.C. e sia stata completata intorno al 1600 a.C. Ciò consentirebbe di escludere l'affascinante teoria di Newton, secondo la quale i costruttori fossero i Druidi, come diretti discendenti dei patriarchi biblici e che la disposizione dei megaliti potesse essere ispirata alla struttura del Tempio di Gerusalemme. Prima di tutto, perché il luogo sacro agli Ebrei fu di epoca successiva e si fa risalire all'epoca di re Salomone ed, inoltre, la società dei Celti, che istituì il sacerdozio dei Druidi, si diffuse soltanto intorno al 300 a.C. Peraltro, si ritiene altamente improbabile l'ipotesi secondo la quale i Druidi avrebbero utilizzato il sito di Stonehenge per i sacrifici, privilegiando territori più adeguati per svolgere i propri rituali, come i boschi o località collocate sulle alture.

Sull'esatta età della costruzione gli archeologi sono piuttosto discordi, anche se la maggior parte ritiene più plausibile individuarla, tra il 2500 ed il 2000 a.C., in un periodo, quindi, intermedio rispetto a quanto messo in luce dalla datazione radiocarbonica. Gli studiosi credono che le pietre di dimensioni maggiori, in gneiss, dal peso anche di 50 tonnellate, furono ricavate da una collina distante circa 30 km dal sito e che furono, con ogni ragionevole probabilità, trasportate attraverso slitte che scivolavano su rulli di legno e tirate con corde da tantissimi lavoratori. I grandi sforzi per realizzare un progetto così colossale, unitamente alla mancanza di qualsiasi mezzo tecnologico, hanno suscitato molte perplessità nei fautori dell'archeologia non convenzionale, al punto da intravedere in Stonehenge le tracce di un'unica civiltà supermondiale, sparita a seguito di un gravissimo cataclisma o di una guerra nucleare ante litteram. Le stesse perplessità sono derivate dall'osservazione di altri "miracoli architettonici" come la Piramide di Giza in Egitto o alcune costruzioni delle antiche civiltà mesoamericane.

Le pietre di dimensioni minori, invece, furono estratte da un luogo abbastanza prossimo al sito archeologico, distante soltanto circa 3 km, anche se si pensa che una piccola parte sia stata ricavata da una località in Galles, lontana ben 200 km. Nel 2018 è stata pubblicata una dettagliata analisi che ha in parte rivoluzionato i pregressi studi dei primi decenni del ventesimo secolo. In particolare, la nuova ricerca ha dimostrato che le pietre furono trasportate tramite strade interne e non mediante il canale di Bristol, come supponeva il geologo Herbert Henry Thomas nei suoi scritti pubblicati nel 1923.

Il cosiddetto henge monument, come ho già anticipato, è formato all'esterno da un terrapieno circolare con un diametro leggermente superiore a 90 metri e da un fossato. Entrambi si interrompono per un breve tratto, in corrispondenza delle direzioni Nord-Est e Sud, rispetto agli assi passanti per il centro del cerchio principale. Se si osserva la direttrice nord-est, si scorge il cosiddetto "viale", largo 12 metri e, a sua volta, delimitato da due fossati, posizionati in maniera perfettamente parallela. All'interno si distinguono i grandi blocchi di pietra, chiamati anche "sarsen" (nell'antica lingua sassone, sembra che fosse traducibile con il termine "straniero"). Il cerchio dei megaliti è composto da 30 pietre verticali e di altrettanti architravi, i cui montanti di forma rettangolare presentano le facce più larghe adiacenti al cerchio e sono posizionate in maniera sorprendente, cioè in modo da suddividere la medesima circonferenza in settori angolari, ciascuno di 12 gradi. I grandi blocchi, peraltro, sono disposti in maniera simmetrica, ad una pressoché equa distanza l'uno dall'altro, in modo da disegnare una sequenza regolare di pilastri. Di grande fascino è il cerchio delle pietre azzurre che si trova 3 metri dentro al cerchio dei sarsen, composto da 40 elementi, alte circa 2 metri che non sembrano lavorate, ma nello stato naturale. Le cosiddette "pietre azzurre" assomigliano molto ai cromlech (pietra piatta) che si trovano in altri luoghi dove si praticava il culto del Sole. Procedendo, poi, all'interno delle "pietre azzurre", si trovano i cinque "triliti" centrali posizionati a ferro di cavallo. L'Altar stone (pietra dell'altare), formata dallo stesso materiale delle pietre azzurre, si trova nel punto centrale dei "triliti", rappresentando il centro nevralgico dell'intero comprensorio sacro. A suggello della gran cura per le regole geometriche, appena dentro al terrapieno esterno, sono collocate le "quattro pietre di stazione" che hanno la particolarità di trovarsi all'estremità di due rette di uguale lunghezza, intersecantesi al centro del monumento e delineando fra loro un angolo di 45 gradi.


I MISTERI DI STONEHENGE.

All'alba del 21 giugno Stonehenge è invasa da un numero impressionante di turisti che desiderano vedere sorgere il sole in corrispondenza dell'allineamento tra la Heel Stone ed il centro del monumento. Questo importante aspetto astronomico ha sempre indotto a pensare che il sito, in un lontano passato, sia stato utilizzato come tempio in onore del dio Sole. Ma vi è una fondamentale ed evidente osservazione da opporre a questa ricostruzione: ciò che è visibile ai nostri giorni, non lo era di certo nel terzo millennio a.C. A causa della rotazione dell'asse terrestre, infatti, la posizione del sole rispetto a circa 4500 anni fa, se prendiamo come riferimento un tempo medio di presunta costruzione del sito, ha compiuto un sensibile scarto. Se fosse possibile guardare verso il sole dal centro del monumento di tanti secoli fa, si noterebbe l'astro spostato di quasi un grado verso sinistra. Pertanto, l'allineamento di Stonehenge con il Sole non appare uno scopo perseguito dai misteriosi costruttori, risultando molto difficile posizionare una pietra come la Heel Stone nella direzione di un astro in movimento, soprattutto per quei tempi. Durante l'età neolitica, le stelle che si potevano osservare con facilità erano circa una decina: Aldebaran, Altair, Antares, Bellatrice, Capra, Polluce, Procione, Rige, Sirio, etc. In ogni caso, non essendo certa la data di costruzione del sito, risulta molto complicato ipotizzare un allineamento con l'una o con l'altra stella. Altri studiosi hanno sostenuto che Stonehenge abbia avuto le funzioni di un tempio, anche se noi siamo abituati a pensare ai luoghi di culto, seguendo o gli schemi dell'epoca greco-romana o quelli delle religioni monoteiste. Nel caso del celebre sito inglese, manca qualsiasi traccia inequivocabile di "ingresso", in quanto l'unica interruzione del cerchio principale si trova in direzione sud, dovuta solo alla presenza di una colonna dalle dimensioni ridotte.

Il sito sorge al centro della bella piana di Salisbury, proprio alla convergenza dei Downs, colline risalenti al periodo cretaceo, in un luogo incantevole dal punto di vista naturalistico. Per la sua particolare forma e disposizione, alcuni archeologi hanno affermato che si tratta di un sito costruito per essere ammirato dall'alto. Secondo la ricostruzione del filosofo e geomante John Mitchell, i costruttori di Stonehenge avrebbero seguito un sistema di "geometria sacra". L'henge monument sarebbe un vero e proprio "Modello dell'universo", eretto per celebrare le nozze sacre tra il Cielo e la Terra. Secondo alcune antiche credenze, da tale sacra unione si formerebbero potenti energie che sarebbero in grado di percorrere le "leylines"per portare forza e fecondità in tutto il mondo. Seguendo il filone che ritiene il sito, creato per essere avvistato dall'alto, il professor Atkinson arrivò a sostenere che Stonehenge fosse un luogo dove in un lontano passato si poteva comunicare con esseri extraterrestri, appartenenti ad una civiltà progredita che avrebbe portato la vita sulla Terra. Con molta fantasia, ancora oggi, alcuni visionari credono di avvistare misteriose luci sulla verticale del monumento

Qualche anno fa, un gruppo di ricercatori britannici ha cercato di dimostrare che almeno due dei monoliti utilizzati per la costruzione del sito di Stonehenge fosse già presente in loco al momento dell'inizio dell'impresa della fondazione del monumento. Partendo da questo assioma, è più facile ipotizzare che gli uomini del neolitico abbiano utilizzato le rocce più vicine per ricavare i massi più grandi, mentre per le più piccole si siano serviti di materiali presenti in zone più distanti. Le motivazioni addotte dagli studiosi britannici sarebbero di natura squisitamente geologica, in quanto l'arenaria in apparenza scarseggiante nel territorio intorno al cerchio di Stonehenge, sarebbe sprofondata nel terreno nel corso dei secoli, a causa dei vari periodi di glaciazione e di relativo scongelamento del terreno. 

ETÀ DEI METALLI

L'Età dei metalli è quel periodo della Preistoria in cui gli uomini cominciarono a lavorare i metalli per costruire utensili e armi, abbandonando via via l'uso della pietra. L'Età dei metalli si suddivide in tre periodi, ognuno caratterizzato dall'utilizzo di un materiale o una lega diversi: l'età del rame, l'età del bronzo, l'età del ferro.

L'Età del rame

Il rame esisteva già in natura, ma fu solo intorno al 5000 a.C. che l'uomo scoprì di poterlo fondere in forni (all'inizio, rudimentali fosse scavate nel terreno) e forgiare, cioè martellare, a freddo o a caldo, per ottenere l'oggetto desiderato: vanghe, falci, zappe, ma anche armi, statuette, monili.


L'Età del bronzo

Nel 2500 a.C. l'uomo scoprì che combinando il rame e lo stagno otteneva una lega di metalli molto resistente e versatile, che chiamò bronzo. Il bronzo fu usato per produrre statuette, stoviglie, pentole e moltissime nuove armi resistenti come la spada, le lance, i pugnali e le corazze, che divennero elementi di scambio commerciale.


L'Età del ferro

Nel 1400 a.C. circa, l'uomo trovò il modo di lavorare il ferro, un metallo molto resistente che veniva estratto dalle miniere.

Per la lavorazione vennero creati dei forni bassi, che funzionavano bruciando carbone di legna alimentato dall'uso di mantici manuali. Una volta raggiunte alte temperture, il ferro diventava malleabile e poteva essere forgiato. Il ferro venne impiegato per creare oggetti ed armi di vario tipo.

Con l'esaurirsi delle miniere, gli uomini furono costretti a spostarsi alla ricerca di nuovi giacimenti, intensificando così traffici, commercio e conoscenza di nuovi popoli.

Impariamo la storia dell'arte Via Santa Maria di Costantinopoli, 107, 80138, Napoli NA.

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